lunedì 11 gennaio 2010

…E NELLA STANZA V’E’ IL CIELO

Nel mentre tu con me ti lasci andare
Volgo i miei occhi ai muri della stanza
E le pareti sue sì fredde e amare
Cedono il posto come in dolce danza

Ad alberi, son alberi infiniti
Che fan cader lo sguardo ancor più ritto
Laddove i rami loro son finiti
E vedo scomparire anche il soffitto

È un cielo sopra a noi, soltanto il cielo
Per noi che qui restiamo abbandonati,
niente, più niente sopra questo velo

che copre i nostri corpi innamorati.
Le note di un tantofono che suona
Simili a un organo che mi abbandona.


(note: questa cansonetta è stata trovata all’interno di un’epistola indirizzata ad una certa Ginetta della Gens Paola, amante istriana del nostro Ercole.
È sorprendente l’affinità con il testo del noto successo di Gino Paoli “il cielo in una stanza”; si ipotizza che l’originale della lettera possa essere stato recapitato alla Ginetta e poi conservato tra i cimeli della Gens Paola e tramandato ai futuri eredi)

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