domenica 22 novembre 2009

ERCOLE MALAGUTI

Fino a due decenni or sono poco o nulla si sapeva di Ercole Malaguti, erudito ed artista migliarinese del diciottesimo secolo. Il suo nome ed i suoi lavori sembravano destinati al più completo oblio, o confinati al poco spazio loro dedicato da qualche citazione sparsa dei suoi contemporanei, ancorché negli ambiti più svariati, come si addiceva ad un vero illuminista. Ma grazie al fortuito ritrovamento di un barile sepolto in un cumulo di ruderi a loro volta coperti da diversi metri di terra si scoprirono quegli scritti che oggi, finalmente, dopo un paziente ed attento lavoro di catalogazione e restauro, costituiscono il Fondo Malaguti e tracciano le linee guida della filosofia della neonata Compagnia Teatrale che porta il suo nome. Le notizie autobiografiche vergate dallo stesso Ercole lo vogliono nato a Migliarino "l'anno in cui vide la luce l'impareggiabile Accademia degli Inquieti in quel della dotta Bologna" -il 1691- "l'addì tre del primo mese, come il mio vate e maestro, fraterno amico e inarrivato sodale Iano Planco." Si tratta di Giovanni Bianchi, riminese ( 3 gennaio 1693 - 3 dicembre 1775), medico ed intellettuale, conosciuto ed apprezzato da personaggi della levatura di Voltaire e Luovico Antonio Muratori, che nel 1745 rifondò nella sua città la celebre Accademia dei Lincei, creata da Federico Cesi nel 1603 e silente dal 1630. Nonostante ripetute richieste, Ercole Malaguti non accettò mai alcuna carica, pur ammirando e rispettando gli accademici tutti. Non credeva nelle istituzioni, nè tantomeno in "congreghe e conventicole, per quant'esse sieno da illustrissimi homini et da nobile intento animate". Spirito ribelle e praticità contadina -all'epoca Migliarino era poco più di una comunità di capanne in mezzo alla palude- creano nell'autodidatta Ercole una spinta che lo porterà presto lontano dall'Emilia, a contatto coi protagonisti di molti degli innumerevoli eventi che animarono il secolo dei lumi. Forte di una curiosità insaziabile, di un intuito felino e di una memoria prodigiosa, Malaguti non fatica a guadagnarsi la simpatia di intellettuali ed artisti di tutta Europa, insistendo però nel voler velare la sua fama fino a sfiorare quella che in una lettera a lui indirizzata da un abate e bibliotecario suo amico viene definita "maleducata testardaggine, la quale non dimostra alfine altro che voi, caro Ercole, da molta e molta e troppa considerazione di voi stesso siete affetto, giacchè difficile, anzi, impossibile vi riesce il condividere con menti altrui la perfezione della vostra". Durante il suo lungo viaggio inizia la stesura di quella che rimane l'unica opera con parvenza di completezza fino a noi giunta: "Arlecchino servitore senza padroni", in cui mette per la prima volta in pratica lo smascheramento, presupposto teorico della sua opera filosofica, che anticipa in maniera involontariamente anarchica ed ingenuamente rivoluzionaria la scena dei due secoli a venire. Il monologo del protagonista che, togliendosi la maschera, cala le sue battute nell'attualità lo rende precursore del moderno "stand-up comedian". Ritornato a Migliarino dopo il 1760, continua le sue frequentazioni artistiche e scrive, scrive note ed appunti su decine di argomenti, fedele al motto che per se stesso scelse: "MEDITO METODI". Ma senza mai voler dare al tutto una forma organica e nulla, assolutamente nulla alle stampe. L'ultimo scritto del Fondo del barile porta la data del 31 dicembre 1773. Dall'anno seguente, di Ercole Malaguti si perde ogni traccia e memoria fino al fortunato ritrovaento del 1990. Una delle ipotesi più accreditate sul suo destino, desunta da un incredibile appunto vergato sul retro di una ricevuta, lo vuole in America del Nord. La nota recita testualmente: "Allorché dentro lo svolgersi de li umani eventi rendesi a un popolo necessario lo sciogliere li vincoli politici che ad un altro lo avean legato ed tra le altre potenze della terra assumere quel posto sia distinto che eguale cui per Legge naturale e divina ha diritto, lo giusto rispetto per le opinioni dell'umanità richiede che esso le cause renda note che a tale secessione lo costringono. Ritengo che evidenti siano di per se stesse le seguenti verità: che uguali tutti li uomini sieno stati creati, che essi sieno dotati dal loro creatore di alcuni inalienabili Diritti, che fra questi stanno la Vita, la Libertà e la ricerca delle Felicità." L'assenza di scalpore attorno a questo vero e proprio sospetto di plagio -da parte di un "certo" Thomas Jefferson-, l'ostentata indifferenza del mondo accademico di tutte le epoche seguenti, e l'ottuso ostruzionismo di qualche organo governativo oltreoceano evidentemente interessato al silenzio più tombale confermerebbero per paradosso la genuinità del reperto -precauzionalmente custodito fuori dai confini nazionali- del resto già analizzato anche dal punto di vista chimico e organolettico del supporto cartaceo. Ma anche nei neonati Stati Uniti, alla cui fondazione pare aver preso in qualche modo parte, Ercole Malaguti non lascia traccia di sè, per cui ci è impossibile stabilire la data di una sua presunta morte, come pure sapere se abbia avuto eredi in terra americana. Tutto ciò che ci resta lo desumiamo dal Fondo del barile, che resta pur sempre testimonianza ampia e sufficiente a collocare Ercole Malaguti allo stesso livello dei grandi che col loro pensiero liberarono la mente dell'uomo occidentale dalle pastoie di un clericalismo cieco e di assolutismi miopi, scegliendo la strada del teatro comico e regalandoci tutta l'attualità che il passato, se bene illuminato, svela all'occhio curioso di noi spettatori futuri, ma presenti attori.